Nel numero 24 di PdE avevo parlato dei modelli di partecipazione alle decisioni sulle grandi opera presenti nelle normative francese (Debat Public) e inglese (Code of Practice of Consultation).
Con piacere vedo che il Governo Monti ha annunciato di voler seguire il modello francese, ma noto anche un certo scetticismo da parte di molta stampa circa la possibilità che tali modelli funzionino anche nel nostro paese.
Comprendo tale posizione perché si tratta di un modo di lavorare che richiederà anche alla stampa un cambiamento di atteggiamento. La stampa schierata dovrà lasciare il posto anche ad patteggiamento più riflessivo e di ricerca che non privilegi solamente i dati di parte, ma diventi un amplificatore del dibattito pubblico.
Una sfida interessante che potrà rinnovare anche lo scarso interesse che oramai questo fondamentale organo di informazione ha in Italia.
Antonio Zuliani
martedì 6 marzo 2012
giovedì 1 marzo 2012
PdE n. 24
Oggi è uscito il n 24 della rivista "PdE - rivista di psicologia applicata all'emergenza, alla sicurezza e all'ambiente"". In questo numero articoli su: la comunicazione in stato di crisi, l'educazione al consumo di alcool nei giovani da parte dei pari e il benessere negli anziani. L'abbonamento gratuito su www.studiozuliani.net
giovedì 23 febbraio 2012
Costa anche troppo!!
Alla fine della pubblicità di un'automobile, quando il concessionario ne comunica il prezzo, la signora presente, riconsegnando le chiavi, esclama: "volevamo spendere di più!".
Frase totalmente fuori sincrono rispetto al volto della signora.
Certo che se l'attenzione con la quale è stata costruita l'auto è la stessa con la quale è stata confezionata la pubblicità, verrebbe da esclamare: "costa anche troppo!!!".
Frase totalmente fuori sincrono rispetto al volto della signora.
Certo che se l'attenzione con la quale è stata costruita l'auto è la stessa con la quale è stata confezionata la pubblicità, verrebbe da esclamare: "costa anche troppo!!!".
martedì 21 febbraio 2012
Celentano e il genio
Mettiamo che Adriano Celentano abbia una striscia quotidiana in una qualsiasi televisione.
Si può certo ipotizzare un successo straordinario per alcune sere, ma poi?
Non credo che i telespettatori sarebbero disposti a sentire per giorni e giorni sempre le stesse cose. Perché siamo chiari quello che dice è oramai così prevedibile che anche a San remo ciò che ha avuto risalto sono stati gli attacchi ai giornali cattolici. Per il resto chi si ricorda di cosa ha parlato?
Ed ecco il tocco di genio!
Geniale non è lui, anzi, ma chi ne gestisce l'immagine. Chi sa fare in modo che ogni sua apparizione appaia come un dono, un evento straordinario al quale non si può mancare.
Quando l'attesa è questa non la si può deludere. Così se Blen mostra la farfallina, lui dice ci propina uno slogan (ricordate quello tra rock e lento: assolutamente insuperabile nella sua ovvietà e per il fatto che chiunque poteva usarlo a suo piacimento, trovandosi sempre dalla parte della ragione. Se non è genio questo!), o un attacco a qualcuno (ricordate quello verso chi cementizza l'Italia: come si fa a non essere d'accordo).
Ecco il genio è chi gestisce questi eventi, chi fa apparire oro quello che non lo è con l'accortezza che, perché il gioco funzioni, deve durare poco. Ecco perché Celentano non potrà mai gestire una striscia quotidiana in una televisione: perché apparirebbe per quello che è e non per quello che lo fanno apparire.
Un fenomeno che richiederebbe uno studoi approfondito.
Si può certo ipotizzare un successo straordinario per alcune sere, ma poi?
Non credo che i telespettatori sarebbero disposti a sentire per giorni e giorni sempre le stesse cose. Perché siamo chiari quello che dice è oramai così prevedibile che anche a San remo ciò che ha avuto risalto sono stati gli attacchi ai giornali cattolici. Per il resto chi si ricorda di cosa ha parlato?
Ed ecco il tocco di genio!
Geniale non è lui, anzi, ma chi ne gestisce l'immagine. Chi sa fare in modo che ogni sua apparizione appaia come un dono, un evento straordinario al quale non si può mancare.
Quando l'attesa è questa non la si può deludere. Così se Blen mostra la farfallina, lui dice ci propina uno slogan (ricordate quello tra rock e lento: assolutamente insuperabile nella sua ovvietà e per il fatto che chiunque poteva usarlo a suo piacimento, trovandosi sempre dalla parte della ragione. Se non è genio questo!), o un attacco a qualcuno (ricordate quello verso chi cementizza l'Italia: come si fa a non essere d'accordo).
Ecco il genio è chi gestisce questi eventi, chi fa apparire oro quello che non lo è con l'accortezza che, perché il gioco funzioni, deve durare poco. Ecco perché Celentano non potrà mai gestire una striscia quotidiana in una televisione: perché apparirebbe per quello che è e non per quello che lo fanno apparire.
Un fenomeno che richiederebbe uno studoi approfondito.
lunedì 20 febbraio 2012
Tanto qualcuno ci crede
Quando è alle prese con una situazione di grande stress la folla è particolarmente credulona. Almeno questo ci ricorda la fine della guerra di Troia.
I greci all’improvviso abbandonano la sponde del mare lascandovi un cavallo di legno tanto grande da non passare per le porte della città.
Nonostante pochi illuminati (Cassandra e Locooonte) cerchino di mettere i concittadini in guardia, la folla non li ascolta. Preferisce credere a ciò che è facile credere: i Greci sono fuggiti e la guerra è finita.
Il cavallo diviene il simbolo della vittoria e per farlo entrare in città abbattono le porte.
Ora si può festeggiare, cantare e bere. Andare finalmente a dormire senza preoccuparsi di mettere le sentinelle a guardia: tanto tutto è finito … e come fu vero!
I greci all’improvviso abbandonano la sponde del mare lascandovi un cavallo di legno tanto grande da non passare per le porte della città.
Nonostante pochi illuminati (Cassandra e Locooonte) cerchino di mettere i concittadini in guardia, la folla non li ascolta. Preferisce credere a ciò che è facile credere: i Greci sono fuggiti e la guerra è finita.
Il cavallo diviene il simbolo della vittoria e per farlo entrare in città abbattono le porte.
Ora si può festeggiare, cantare e bere. Andare finalmente a dormire senza preoccuparsi di mettere le sentinelle a guardia: tanto tutto è finito … e come fu vero!
sabato 18 febbraio 2012
Auditel tra mito e realtà
Una domanda: quando sentiamo che qualche televisione si vanta del numero di ascoltatori di una determinata trasmissione, sappiamo come si calcola?
Non è una domanda capziosa perché ci viene raccontato del successo di una trasmissione, magari ne discutiamo anche, ma sulla base di quali strumenti scientifici vengono calcolati questi dati?
Si tratta di dati Auditel, qualcuno potrebbe dire. Si, ma come funziona?
Se oggi si pubblica un'indagine è obbligatorio indicare sempre gli strumenti e i metodi utilizzati, per l'Auditel no ... curioso vero? E siche si tratta di uno strumento che determina in buona parte quello che vediamo nei vari canali televisivi.
Non è una domanda capziosa perché ci viene raccontato del successo di una trasmissione, magari ne discutiamo anche, ma sulla base di quali strumenti scientifici vengono calcolati questi dati?
Si tratta di dati Auditel, qualcuno potrebbe dire. Si, ma come funziona?
Se oggi si pubblica un'indagine è obbligatorio indicare sempre gli strumenti e i metodi utilizzati, per l'Auditel no ... curioso vero? E siche si tratta di uno strumento che determina in buona parte quello che vediamo nei vari canali televisivi.
Etichette:
auditel,
dati,
mito e realtà,
ricerca,
Zuliani
venerdì 17 febbraio 2012
Il pericolo Auditel
Sullo sfondo di ogni discussione di questi giorni su quanto sta avvenendo durante il Festival di San Remo c’è una parola magica: Auditel.
Per i sacerdoti dell’Auditel il fatto che il 50% di coloro che hanno acceso il televisore si siano sintonizzati sul festival rappresenta un successo che giustifica ogni cosa sia avvenuta sul palco.
Certo che se ciò che avviene durante una trasmissione deve essere commisurata sull’Auditel si apre tutto un mondo inesplorato.
Se, mi si perdoni la provocazione, sono gli istinti peggiori a determinare ciò che possiamo attenderci (perché tutti li abbiamo lì in agguato), se è il dominio delle idee che ci posseggono e non che produciamo a farci credere che abbiamo bisogno di telepredicatori: beh aspettiamoci il peggio.
Nessun moralismo, ma una riflessioni sul fatto che andando in questa direzione si può giungere alla totale abdicazione responsabilità di chi, preparando una trasmissione, non utilizza criteri etici nel suo lavoro, ma vi antepone i punti di percentuale dell’Auditel
Se l’Auditel sostituisce la responsabilità personale, ne sono molto spaventato.
Un’ultima annotazione. Uno dei conduttori, presentandosi in loden nel corso della prima serata, ha detto che questo era il festival dei tecnici e che se si fosse trattato del festival precedente si sarebbe presentato il vestaglia (probabilmente era una sottile ?!? ironia sui due governi in carica): beh credo che lui e i vertici Rai avrebbero dovuto presentarsi in mutande per simbolizzare questo festival.
Per i sacerdoti dell’Auditel il fatto che il 50% di coloro che hanno acceso il televisore si siano sintonizzati sul festival rappresenta un successo che giustifica ogni cosa sia avvenuta sul palco.
Certo che se ciò che avviene durante una trasmissione deve essere commisurata sull’Auditel si apre tutto un mondo inesplorato.
Se, mi si perdoni la provocazione, sono gli istinti peggiori a determinare ciò che possiamo attenderci (perché tutti li abbiamo lì in agguato), se è il dominio delle idee che ci posseggono e non che produciamo a farci credere che abbiamo bisogno di telepredicatori: beh aspettiamoci il peggio.
Nessun moralismo, ma una riflessioni sul fatto che andando in questa direzione si può giungere alla totale abdicazione responsabilità di chi, preparando una trasmissione, non utilizza criteri etici nel suo lavoro, ma vi antepone i punti di percentuale dell’Auditel
Se l’Auditel sostituisce la responsabilità personale, ne sono molto spaventato.
Un’ultima annotazione. Uno dei conduttori, presentandosi in loden nel corso della prima serata, ha detto che questo era il festival dei tecnici e che se si fosse trattato del festival precedente si sarebbe presentato il vestaglia (probabilmente era una sottile ?!? ironia sui due governi in carica): beh credo che lui e i vertici Rai avrebbero dovuto presentarsi in mutande per simbolizzare questo festival.
Etichette:
antonio zuliani,
auditel,
festival,
san remo
Iscriviti a:
Post (Atom)