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martedì 7 febbraio 2012

Ma cambiare è così facile?

In questi giorni molti ministri ci hanno esortato a superare l'idea del posto fisso per aprirci alla necessità del cambiamento continuo.
Personalmente la cosa mi può trovare d'accordo visto che ho deciso di fare il Libero Professionista rifiutando ogni possibilità di lavoro dipendente.
Ma, come psicologo, questo continuare a fare riferimento soltanto una cultura che deve cambiare mi lascia perplesso. Cambiare non è facile, ne determinato solo da istanze di tipo sociale.
La struttura della personalità di ognuno di noi non è solamente il risultato di movimenti culturali, ma anche di una complessità di relazioni e di vissuti che arriva a determinare il modo in cui ognuno di noi si rapporta con il mondo esterno.
Da questo punto di vista credo sia importante ricordare che esistono delle persone che, proprio per la struttura della loro personalità, legittimamente, richiedono che la società fornisca loro degli aspetti di sicurezza e di continuità indispensabili a un buon equilibrio personale. Non è vero, in altri termini, che tutte le persone vogliano e possano aprirsi al cambiamento continuo. Ci sono delle persone, e questo non è il giudizio morale, che invece hanno bisogno per vivere in modo sufficientemente stabile, di poter contare su delle strutture di riferimento sociale molto stabili. Se questo significa posto fisso: ben venga.
Credo quindi che una riflessione attenta sullo sviluppo della società non possa semplicemente basarsi su schematismi rigidi, il più delle volte determinati da ragioni di tipo economico, ma debba rivendicare la centralità dell'uomo e dei suoi bisogni, qualunque essi siano. Anche se essi si manifestassero nel bisogno di quella continuità e rassicurazione determinata dal posto fisso.
Una società veramente attenta le persone dovrebbe permettere, in buona sostanza, sia a chi sente la necessità di cambiare la possibilità di poterlo fare, ma anche a chi sente la necessità di avere la riassicurazione di una continuità di non esser costretto ad affrontare un'avventura che potrebbe diventare angosciante.

Il treno (George Simenon)

La storia di una fuga dai confini della Francia sotto l’incalzare dell’arrivo delle truppe della Wehrmacht si trasforma, per Marcel Féron, in un’esperienza intensa ed inattesa di cui sentirà il bisogno di scrivere, vent’anni dopo, il resoconto per riuscire a liberarsi dei fantasmi in essa contenuti.
Simenon entra con delicatezza, ma anche con straordinaria attenzione sulle sconvolgenti esperienze che possono invadere l’animo umani di fronte ad un vento così straordinario come la fuga da un pericolo. Esperienza che non possono essere giudicate con la misura del moralismo, ma che chiedono una rielaborazione profonda per essere comprese da chi si trova a viverle.
Un libro da leggere per chi si desidera iniziare a comprendere cosa può attraversare l’animo umano in tali circostanze

domenica 5 febbraio 2012

Cittadini e amministratori di fronte all'emergenza neve

In queste ore, a fronte delle grandi nevicate, stiamo assistendo alle reazioni dei cittadini coinvolti e a quelle dei pubblici amministratori.
Se è comprensibile che il singolo cittadino veda il problema dal suo stretto punto di vista, e sostanzialmente continui a comportarsi come se l'Italia non fosse colpita da un'ondata di gelo di neve del tutto eccezionali, questo non può essere possibile da parte di pubblici amministratori.
Se i primi protestano perché la percezione dei rischi che stanno correndo e del tutto soggettiva (le persone si mettono in macchina anche se le strade sono innevate) stupisce che le stesse reazioni le abbiano i pubblici amministratori. Questi ultimi dovrebbero infatti reagire in modo diverso dal singolo cittadino. Continuando a rincorrerli, esasperandone le proteste, o presentandosi come vittime dell'insipienza di altri amministratori non fanno altro che perdere fiducia e far perdere fiducia nel sistema generale di protezione della sicurezza della salute dei cittadini.
Credo che di fronte alle emergenze queste siano le colpe maggiori dei pubblici amministratori italiani in questo momento. Non tanto non solo non poter gestire una situazione eccezionale, ma attivare questa rincorsa allo scaricabarile che, da un lato non risolve il problema dei cittadini, e dall'altro lo esaspera ancor di più.
Quando si riuscirà a fare in modo che la comunicazione un stato di crisi sia prodotta da persone esperte che tengono in primo piano l'interesse dei cittadini e non quello elettorale?

martedì 31 gennaio 2012

Gestione delle risorse umane? No grazie!

Nel giornale della mia città è apparsa la notizia di un infermiere che in 40 anni di servizio non ha mai fatto un giorno di assenza.
Ma la notizia non è questa perché ci sono molti lavoratori pubblici che fanno integralmente il loro dovere.
No la notizia, purtroppo, è nel racconto un po' sconsolato di questo "eroe del nostro tempo" che ha scritto una lettera di saluto al Direttore Generale dell'ULSS non ricevendo alcuna risposta.
Ma possibile che a capo di questi grandi lavoratori ci siano dirigenti assolutamente incapaci di comprendere cosa significa gestire il personale? Forse il male della Pubblica Amministrazione non sta nei lavoratori, ma in molti dirigenti che sono giunti a quei posti ... beh questa è un'altra storia.... ma che forse fa capire il titolo del blog di oggi.

lunedì 30 gennaio 2012

New media e informazione

Il fatto che la morte dell'ex Presidente della repubblica Oscra Luigi Scalfaro sia stata postata su Twitter e sia divenuta così di dominio pubblico ben prima della sua ufficializzazione mostra ancora una volta come sia necessario riflettere sulle modalità della comunicazione pubblica.
Tanto più non si può competere in velocità occorre riprendere la centralità di autorevolezza che le fonte di informazioni "ufficiali" hanno perduto. Uno sforzo necessario, tanto più in uno stato di crisi.
StudioZuliani sta da tempo lavorando su questo tema e ne faremo una rubrica specifica su PdE. Per un volume ... ci stiamo attrezzando!

sabato 28 gennaio 2012

New media e terremoto

Una realtà che è apparsa in tutta la sua evidenza in questi giorni è il ruolo che i new media, e in modo particolare i social network, hanno assunto nella percezione del rischio.
Una partita tutta da studiare e da giocare per i comunicatori che si occupano, come me, della gestione delle situazioni di crisi.
Il problema principale sta nella lentezza del "sistema" a reagire, salvo poi, quando lo fa, dover rincorrere le comunicazioni già avviate.
In italia è molto difficile riuscire a predisporre delle comunicazione atte ad intervenire subito in questi processi comunicativi. Difficile, ma possibile. L'esempio del progetto Rialto ne è una testimonianza.

venerdì 27 gennaio 2012

A proposito della seconda scossa di terremoto (ma vale anche se ce ne sarà una terza)

Oggi stimolato dalle domande di alcuni giornalisti che chiedevano i "consigli" per le persone spaventata dal terremoto, mi sono reso conto che alcune delle cose che mi sembravano più ovvie, apparivano come idee importanti. E' proprio vero che occorre aumentare l'informazione in merito a questi eventi. L'informazione non è totalmente risolutiva, ma certo che è utile sapere:
se si abita o meno in una zona sismica,
il livello di protezione sismica dell'edifico nel quale si abita o si lavora,
prestare attenzione alle parole che si usano. A esempio parlare di panico diffuso (parola oltremodo inflazionata) non fa che aumentare la preoccupazione, così come parlare di sciame sismico solo perché ci sono alcune scosse aumenta l'ansia facendo immaginare scenari catastrofici nel prossimo futuro.
Mi sembra che le autorità, in primo luogo quelle comunali, dovrebbero diffondere queste informazioni, piuttosto che farsi prendere da quello che ho definito l'"effetto schettino"