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mercoledì 25 gennaio 2012

Effetto schettino?

Ciò che sta accadendo nelle regioni nelle quali si è avvertita la scossa di terremoto (evacuazioni, paura, ecc.) sembra il risultato di due movimenti diversi.
Da un lato, la letteratura scientifica ci vine in aiuto, sappiamo che quanto una popolazione vive una situazione di generalizzata incertezza (e la cosa sembra sembra ben presente nel nostro paese) è molto sensibile ad ogni evento che in qualche modo possa fornire una rappresentazione esterne ed una giustificazione da quanto intimamente provato. Come se si beneficiasse di uno spostamento della preoccupazione per il futuro su di un evento che, per quanto draammatico (anche se non è il caso in esame), sia oggettivo e in qualche modo più affrontabile.
Ecco la reazione di preoccupazione, non di panico come alcune commentatori stanno affermando (il panico è ben altra cosa), che appare ben più vasta rispetto a ciò che è accaduto. A conferma di ciò la storia recente di scosse telluriche nella zona interessata non ha determinato le reazioni odierne.
Il secondo fattore lo chiamerei "effetto schettino", da cui le decisioni di evacuare scuole, edifici pubblici ecc. Nessuno vuole essere imputato di non aver messo in sicurezza le persone. Non importa se tali decisioni possono aumentare lo stato di incertezza e, quindi, di preoccupazione della popolazione: l'importante è non "restare con il cerino in mano".
La strada per una seria politica di partecipazione all'analisi dei rischi e alla predisposizione delle misure per affrontarli è ancora lontana in Italia. La politica relativa alla protezione del territorio e delle persone che lo abitano deve uscire dagli uffici degli esperti e divenire patrimoni pubblico: è chiedere troppo?

4 commenti:

  1. Non so bene capire. Io mi sono trovata a vivere una grande ansia e sentendo le notizie alla radio le cose peggiorano. Siamo proprio in pericolo? Non so, non capisco bene.

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  2. il problema è uno solo!!! non ci sono dei mezzi di comunicazione ufficiali in caso di emergenze sui social network/internet che dicano alle persone informazioni certe e cosa fare e sopratutto cosa non fare!!!

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  3. L'informazione corretta e tempestiva è senza dubbio essenziale, ma non risolve completamente il problema. Ci vuole una diffusa consapevolezza dei rischi, solo allora l'informazione potrà essere utilizzata al meglio. Altrimenti rischia di trasformarsi in quella che si definisce information anxiety perché troppe informazioni creano, appunto confusione d ansia.

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  4. Giovanni VezzaniJan 26, 2012 06:33 AM

    Il Dipartimento di Protezione Civile sta studiando nuove forme di early warning da lanciare su social network...ci sono già arrivati, servono solo tempo e risorse!

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